Archive for ottobre 2012

Primarie e privarie

Da mesi il Centrosinistra, invece di infierire sul PdL allo sbando, litiga senza successo per le proprie primarie. Passerà l’inverno, il letargo, e noi continueremo a non dormire, chiedendoci invano se Renzi deve rottamare Bersani, o se PierluigisignoraCoriandoli deve rimanere saldamente al suo posto; continueremo a chiederci se la Puppato o Civati (chiiii?) sono effettivamente meglio di Ventola, se sia giusto votare nei gazebo oppure nelle vecchie cabine telefoniche dismesse. Dubbi amletici al limite del trascendente, che tolgono il sonno e l’appetito.

Non riescono ad accordarsi neppure sulle regole del (proprio) gioco, figuriamoci quando dovranno governare. Quando si dice “un inizio promettente”.

In barba a questa drammatica empasse, la Lega ha invece deciso in un fine settimana il proprio candidato alla Regione Lombardia, facendolo scegliere in quattro e quattr’otto a 10.000 elettori padani. Detto fatto, si è avverato il motto celtico: veni, vidi, votai.

Ritiratosi il monarca, anche il PdL inizia a parlare di primarie, confidando nel proverbiale motto “gli ultimi saranno i primi”.

Insomma: tutti concentrati ad assicurare la democrazia, quando le votazioni sono poco più di un gioco però. Per le politiche vere del 2013 continueremo a votare col vecchio Porcellum e nessuno pare trascorrere notti insonni per questo. Per assurdo: oggi possiamo “preferire” i candidati delle primarie, ma siamo privati del diritto di scegliere i rappresentanti effettivi del Parlamento. Ci sono primarie e privarie. Perché, come si sa, per le politiche i listini sono imposti e bloccati dai partiti stessi.

Ci vorrebbe il maggioritario a doppio turno. Al primo turno, in modo proporzionale, ogni elettore esprime liberamente la sua prima preferenza. Al secondo turno accedono i candidati che hanno ottenuto più preferenze di tutti, che hanno preso più voti proporzionali. A questo punto l’elettore effettua una seconda scelta, votando nuovamente chi preferisce davvero o chi gli fa meno schifo. Questo consentirebbe un’effettiva e libera scelta dei rappresentanti.

È chiaro, non me lo sono mica inventato io. Molti studiosi ne parlano e talvolta ne caldeggiano l’applicazione.

Ovviamente i partiti non vorranno mai un sistema dove l’elettore seleziona con più cura i propri rappresentanti. Però, per venire incontro alle esigenze dei partiti despoti, Sartori propone addirittura dei correttivi: il passaggio al secondo turno sarebbe consentito ai primi quattro-cinque partiti. Dopodiché, al secondo turno i due partiti minori (dei quattro-cinque) avrebbero la scelta di ritirarsi e così di fruire di un “premio di tribuna” (ad esempio del 20% dei seggi); oppure di combattere le elezioni, perderle, ma così facendo perdendo anche il proprio premio di tribuna.

I modi e le idee per cambiare un po’ ci sono. La volontà meno.

 

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Buona forchetta ( a casa mia) – Polenta del viandante

A casa nostra è arrivato il menu invernale. Nel rifugio è arrivato il piatto del viandante.

Per le fredde serate che ci aspettano, l’idea della polentina con funghi e formaggio non è affatto male.

Questa è una variante con i funghi dei nostri colli e una crescenza del Friuli. In abbinamento vedo bene un refosco.

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La Nonna Gina

La nonna Gina non era mia nonna. Era la nonna di Gianluca. Ma è stata un po’ la nonna di tutti quelli che sono passati per la casa di Bordala. L’immagine che ho di lei è quella di una grande serenità d’animo e dei lunghi rosari recitati ascoltando Radio Maria.

L’episodio più bello fu quando, vedendoci in partenza per la vetta dello Stivo, lei, mingherlina ultraottantenne, ci disse che non poteva venire perché doveva accudire una parente malata.

Anche se negli ultimi anni aveva perso la brillantezza dei tempi migliori, noi la ricordiamo affabile ed allegra. Come quando le feci indossare la mia maglia da rugby per fare una foto di mischia con tutti noi, ospiti a casa sua.

Oggi la Nonna Gina, ormai vicina ai cento, ci ha lasciato. Conserverò sempre un bellissimo ricordo.

La Nonna Gina in mischia

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Buona Forchetta – La Diga

Ristorante vecchia maniera, sulla riva sinistra del Mincio. La prima impressione è quella di ritornare ai primi anni ’80, alla cresima di un cuginetto o al matrimonio degli zii di campagna. L’avventore nota subito le ampie sale con le pareti gialline e il pavimento in ceramica quasi leopardata. Le cameriere sessantenni con la camicia bianca e i carrelli dei contorni completano l’etichetta vintage di questo locale da cerimonie. Nonostante l’atmosfera da rimembranza parentale, il locale è pulito e curato. Propone la cucina locale, con particolare attenzione al pesce d’acqua dolce. Ottimo il carpaccio di trota ed anche le lasagne con la lepre. Antipasto, primo, secondo e dolce (e vino sfuso): 35€.

Voto: 7.

Ristorante Albergo “La Diga” – Loc. Diga Via Salionze, 29 – Monzambano (MN)

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XXII° Consiglio (11 ottobre 2012)

Seduta breve per confermare la nomina di Marchesini al ruolo di Revisore dei conti e per approvare la convenzione “Distretto burocrazia zero”. La convenzione prevede la centralizzazione dei servizi informatici (server, etc…) da parte di 22 comuni mantovani. I comuni spenderanno complessivamente 625.000 euro e 400.000 saranno erogati dal Ministero. L’obiettivo è evidentemente quello di abbattere le spese che ogni municipio attualmente investe per contro proprio. La convezione ha scadenza 31.12.2013

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XXI° Consiglio (27 settembre 2012)

Piccola variazione di bilancio per spostare il contatore della ex Levoni. L’operazione permette di mantenere un allaccio di ben 50kw che potrà tornare utile in futuro per attività pubbliche organizzate in quel luogo. L’alternativa era quella di eliminare l’allacciamento. Voto favorevole della sola maggioranza.

Sarà acceso un nuovo mutuo (1.400.000 euro) per il recupero dell’ex Municipio. Come noto il progetto prevede la completa ristrutturazione dello stabile e l’insediamento della biblioteca. Nella stessa variazione si annota la sostituzione di tutte le vecchie caldaie comunali, con impianti nuovi “a condensazione”.

Per anni le auto sequestrate sono state depositate (o meglio “dimenticate”) in una rimessa privata che oggi presenta un conto salato: 18.000 euro.

È stato accertato nuovamente il rispetto degli equilibri di bilancio.

Vediamo lo stato delle opere pubbliche. La riqualificazione di via Fosse, conseguente al recupero delle mura del castello, è in corso d’opera. Sono terminati i lavori di ripavimentazione di via Chiesa e via Carceri, così come è stata ultimata la ciclabile via Custoza – via Folengo e quella in fregio al canale Virgilio. Iniziati i lavori nell’ala nord di palazzo Cavriani, mentre è concluso il restauro della sala delle Fatiche di Ercole. Per l’ex sede municipale (descritta poc’anzi) sarà disponibile a breve il progetto definitivo. Infine è terminato l’abbattimento dell’ex salumificio Levoni. Tanta roba, ma Minoranza contraria.

All’unanimità è stato affidato lo smobilizzo dei crediti vantati dai fornitori al Banco Popolare, che già fornisce i servizi di tesoreria: il Comune non pagherà alcuna commissione.

Approvato in via definitiva, dopo la delibera di giugno e dopo i pareri favorevoli degli enti supervisori, il piano attuativo di via Sordello (perequazione Levoni).

A Vicari è stata affidata la delega alla Protezione Civile. Adottato infine il piano attuativo (angolo via del Tricolore – via Po) per una piccola perequazione derivante dall’imminente abbattimento dello stabile ex Tintoria dei Savi.

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