Archive for category Politica

Pesca alla Trota

“Alcune prove circostanziali sono molto solide,
come quando si trova una trota nel latte”

(Henry David Thoreau)

Inizia a diventare demagogico e populista fare la lista dei privilegi della Lega e ormai è quasi inutile parlare del buco verde creato in Padania e perseverare nella pesca alla Trota.

Non voglio rincarare la dose, ma le dimissioni di Renzo Bossi pare che gli fruttino una discreta buonuscita. La legge regionale numero 12 del marzo 1995 stabilisce infatti che “Ai consiglieri cessati in corso di legislatura… spetta una indennità di fine mandato”. La sua indennità di fine mandato supera i 40 mila euro. Ci scappa l’auto nuova, per dare l’esempio.

Nulla di stupefacente, certo. Però se fossi uno di quei dodicimila che l’hanno votato alle regionali farei un po’ fatica ad addormentarmi.

Buonanotte e sogni d’oro a tutti.

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Dimissioni inaspettate

Quando vedo il tricolore mi incazzo.
Il tricolore lo uso per pulirmi il culo

(U. Bossi, senatore della Repubblica Italiana, 26 luglio 1997)

 

In un paese dove per un autogol in serie A puoi guadagnare 300.000€ e dove uno stenografo della Camera è pagato più del sovrano spagnolo, provocano meraviglia le dimissioni di Bossi per qualche migliaio d’euro sottratto al suo partito.

In pochi però si sono meravigliati del fatto che le sue dimissioni non siano arrivate nei decenni scorsi. Nel 1994 è condannato con sentenza definitiva dalla Cassazione a otto mesi di reclusione per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Massì, cosa vuoi che sia? È il sistema.

Nel 1997 è condannato in contumacia a un anno e quattro mesi di reclusione, per vilipendio alla bandiera italiana. Nel 2007 la Cassazione lo condanna in via definitiva. Solo folklore, lui è fatto così

La vita privata, se possibile, è ancora peggio.

Nel 1975 si sposa con una commessa di Gallarate. Bossi ha 34 anni e non ha, all’epoca, un lavoro fisso. La moglie dà al marito un ultimatum: un lavoro stabile è necessario per portare avanti la famiglia. Nel 1982 la moglie chiede e ottiene la separazione, dopo aver scoperto che Umberto usciva tutte le mattine di casa con la valigetta del dottore, dicendole “ciao amore, vado in ospedale”, senza essersi però mai laureato in medicina.

Umberto da sempre si scaglia contro i privilegi e il nepotismo, ma la seconda moglie è titolare di una baby pensione dall’età di 39 anni, e suo fratello (licenza media inferiore) è nominato nel 2004 assistente parlamentare: 12.750 euro al mese.

Dulcis in fundo, il figlio Renzo. Nel 2009 è nominato membro dell’Osservatorio sulla trasparenza e l’efficacia del sistema fieristico lombardo (organismo istituito proprio su iniziativa della Lega): stipendio di 12.000 euro mensili. Renzo attualmente è componente sia della Commissione I Programmazione e Bilancio sia della Commissione II Affari Istituzionali di Brescia e percepisce un trattamento economico netto mensile tra 9.831 e 11.4970 euro.

Tutto normale, meravigliamoci delle dimissioni. Inaspettate davvero.

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Rigor Montis

Ti ricordi quando tu combattevi per qualcosa in più
Figlio della povertà, di un onesto uomo andato via

(Timoria – Sacrificio)

 

Se questi identici sacrifici economici li avesse proposti Berlusconi, tutti quanti l’avremmo accoltellato seduta stante, tacciandolo come infame sultano dello stato di bananas. Invece la manovra di Monti ci appare magicamente necessaria ed inevitabile, quasi quasi ci piace pure.

Magie della suggestione, ma non solo. La differenza la fa la credibilità dell’uomo. Monti non bestemmia, non racconta barzellette ai giornalisti, ma li redarguisce se arrivano in ritardo alla conferenza stampa. Non trascorre le serate a mignotte e non deve difendersi da nulla. In Europa non sbeffeggia i capi di stato, non fa le corna e tutti quanti gli stringono la mano.

La gente moribonda, in preda al rigor montis, resta ora in attesa di vedere tutti i dettagli della sua mazzata. Nel frattempo apprendiamo con piacere che per primo si sia levato gli stipendi. Non è granché, ma almeno l’immagine è salva. Soffriremo in silenzio.

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Auguri professore

 “…la storia è questo giorno qui, questo paese che non cambia mai,
queste strade che non portano da nessuna parte”

(S. Orlando - Auguri Professore)

Non è passato nemmeno un mese da quell’apostrofe a Gheddafi “sic transit gloria mundi”, che Berlusconi si ritrova col culo per terra: sic transit gloria a Monti.

Arriva il professore, cioè la miglior cosa che poteva capitarci. Ottimismo sì, ma anche attesa prima del giudizio. L’ottimo Stella ha già definito il primo metro per misurare se Monti ed il suo governo tecnico saranno utili, oppure no.

Scelga di chiamarsi fuori da quelle posizioni di rendita, spalanchi le finestre, imponga la massima trasparenza, mostri ai cittadini tagli veri a una politica ingorda che in trent’anni ha moltiplicato per 41 volte i costi degli affitti di Montecitorio, punti su uomini che, non cercando consensi elettorali, sgobbino dove devono sgobbare e non passino le giornate (i dati sono dell’Osservatorio di Pavia) andando in tre anni 38 volte a Porta a Porta e spostandosi come trottole da un convegno a una inaugurazione, da un meeting a una sagra della zucca, della castagna o del peperoncino. Se la giochi fino in fondo. E vedrà che, rovesciando tutto, forse avrà più possibilità che non rovescino lui“.

Auguri professore.

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Nel nome del padre e del figlio e…

“Prendi tuo figlio, Isacco, va nel territorio di Moria
e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò”

(Genesi – 22, 2)

Nella vicenda MediaTrade non dev’essere andata proprio così. L’impressione però, è quella del padre che ha immolato il proprio figlio. Non tanto per conquistarsi i favori divini, quanto piuttosto per salvarsi le chiappe. Il rinvio a giudizio come il sacrificio sull’ara divina. In tribunale come di fronte all’altare.

La vicenda, nota, è quella della frode fiscale per i presunti fondi neri (circa 34 milioni di dollari, tollino più, tollino meno), scaturiti dall’acquisto gonfiato di diritti televisivi negli Stati Uniti. Rimane difficile credere che in questo caso il padre fosse all’oscuro, e che la spesa occulta fosse appannaggio esclusivo del figlio. Ma si sa, a volte le mancette settimanali sono  un po’ troppo generose.

Sarà interessante vedere se, come nel racconto biblico, il Creatore riconoscerà la buonafede di Abramo e rinuncerà al sacrificio di Isacco. Auguri Piersilvio.

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L’alternativa

“L’aspetto del morto rivela ancora quello che ha veduto.
Più a lungo viene descritto,
più il morto finisce per somigliare a una suppellettile”

(P. Handke – L’ambulante)

La domanda più interessante, che si è posta la sinistra italiana negli ultimi quindici giorni, è stata se annoverare o meno tra i propri simboli anche l’ottimo Steve Jobs.

Proibito parlare di risanamento della politica, vietato suggerire ricette per la crisi economica,  impossibile trasmettere un messaggio chiaro per apparire affidabili.

L’alternativa simbolica, per trovare un’identità credibile, è quella di rincorrere un manager americano col dolcevita nero, morto dall’altra parte del mondo.

L’alternativa dialettica, in assenza di argomenti più utili, è la discussione tra i sostenitori del suo spirito innovativo e progressista, e i critici del suo liberismo imprenditoriale macchiato di capitalismo.

L’alternativa morale, poiché in Italia tutto è eticamente inoppugnabile, ha visto il povero Steve trascinato qua e là per il raso della cassa. Dibattito avvincente, non c’è che dire.

E questa sarebbe l’alternativa di governo?

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Inter-not

Ma io mi vergogno… mi vergogno di essere italiano.
Il popolo italiano è diventato un branco di pecore stupide.
Io parlerò, non avrò paura”.

(Pio XI – da un udienza con Monsignor Tardini del 28 ottobre 1938)

 

Il ddl intercettazioni, in fase di approvazione al Senato, al suo articolo 1, comma 29, prevede che tutti i siti web siano obbligati a pubblicare una rettifica per qualsiasi contenuto, che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

Non parliamo di insulti, diffamazione o calunnie (circostanze, queste, che già prevedono gli argini  del Codice Penale per essere contrastate), ma di semplici affermazioni, anche oggettivamente certe e attendibili, che un soggetto possa ritenere dannose per la propria onorabilità. Se un ladro ruba, pur in presenza di prove o di flagranza di reato, non si potrà scrivere che “il ladro ruba”, perché il ladro stesso potrà ritenerlo lesivo della propria reputazione. Si badi bene che il giudizio di “lesività” non spetterà ad un giudice, ma unicamente alla parte (presunta) lesa.

Il popolo dei blog è in rivolta. I siti d’informazione pure. Wikipedia si è auto oscurato, avvertendo il visitatore che se non cambieranno le cose il sito verrà cancellato (provate a cliccare ora…).

Non credo, come Grillo ad esempio, che tutto ciò possa causare la chiusura della rete. Credo però che silenziosamente si stiano incubando i germi per la censura a tappeto dell’informazione. Se venisse approvata la legge è facile immaginare che chi vorrà fare informazione eviterà di toccare determinati personaggi o argomenti, se non altro per non impelagarsi inutilmente tra i rovi di questa assurdità.

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A PARER MIO – Federalismo all’italiana

Con la parola “federalismo” s’intende un insieme di entità autonome, legate tra loro dal vincolo di un patto comune. L’origine è dal latino “foedus” che significa appunto “patto”, “alleanza”.

Il federalismo politico e amministrativo rappresenta dunque un raggruppamento di soggetti (Stati, Regioni, Province o Comuni) che mantengono in diversi settori le proprie leggi particolari, ma che rimangono legati da una Costituzione condivisa e da un Governo comune. In particolare, nel dibattito politico italiano, federalismo è sinonimo di decentramento della gestione pubblica, e indica l’attribuzione ai singoli enti locali di una maggiore autonomia, nella riscossione delle imposte e nell’amministrazione delle proprie entrate e delle proprie spese.

Da decenni le tribune politiche e i giornali parlano della necessità di attribuire più autonomia ai Comuni, al fine di garantirne un miglior funzionamento. Il principio che sta alla base d questo pensiero è abbastanza semplice ed inconfutabilmente condivisibile: è molto più efficace assumere decisioni laddove ci sono i problemi; più la decisione è presa lontano dal problema, meno efficace sarà la sua ripercussione sul problema stesso.

I proclami di questa logica sacrosanta, gli appelli  e gli annunci di questa rivoluzione imminente, paiono talvolta stridere con la realtà dei fatti. Il sistema federale dovrebbe concentrare più potere e più risorse ai Comuni, cioè alle entità amministrative più radicate e “vicine” ai territori e alla popolazione. Ma nell’Italia reale si procede progressivamente al taglio dei trasferimenti verso i Comuni e al disboscamento delle loro risorse. Nella rubrica “Mondo Comune” di questo numero, è descritto con chiarezza il meccanismo che si sta instaurando. Formigoni, che è anche coordinatore per le Politiche Finanziarie delle Regioni, in riferimento all’ultima finanziaria aveva parlato di tagli di 1,5 miliardi per il 2011, di 4,2 miliardi per il 2012 e di  4,5 miliardi per il 2013 e 2014. Cifre riferite ai soli Comuni.

I numeri ballano, ed è difficile dare una somma esatta. Miliardo più, miliardo meno, la cosa certa è che i Comuni da alcuni anni stanno subendo, e subiranno sempre di più, continue diete dimagranti imposte dal dottore dello Stato. E anche Volta, vincolata dal Patto di Stabilità e vessata dalla riduzione dei trasferimenti, subirà lo stesso trattamento.

Questo non può costituire un alibi per gli amministratori, che devono comunque adoperarsi per gestire al meglio il bene pubblico. Può però servire ai cittadini per comprendere meglio la natura del federalismo… all’italiana.

 (Editoriale pubblicato su Voltapagina n.39)

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Laurea super breve

“Seduto nella tua stanza in canottiera in una calda notte estiva,
sigaretta penzoloni, è indubbiamente una follia, lo è sempre stata,
questa ricerca senza fine della verità definitiva che ci sfugge.”

(C. Bukowski)

 Bossi in canottiera aveva promesso che la manovra d’estate non avrebbe toccato le pensioni, pena la caduta del Governo.

Quindici anni fa il mio professore di Scienze della Politica mi rivelò che il Senatùr, durante la sua giovinezza, millantò per parecchie volte l’imminente laurea in medicina. Nelle valli varesotte Umberto era solito organizzare feste di laurea per gozzovigliare con gli amici, anche se da tempo non frequentava più aule, libri e professori. Dev’essere per questo che il leader leghista ha ceduto al ferreo principio de “le pensioni non si toccano” e ha concesso l’eliminazione, nel computo del conteggio d’anzianità, degli anni d’università riscattati. Una bella presa per i fondelli per chi ha pagato profumatamente il riscatto. Fortunatamente dopo due giorni il Governo ha fatto dietro front, ritirando l’estrosa proposta. Quando si dice “avere le idee chiare”.

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Ricchi e poveri

Paese mio che stai sulla collina,
disteso come un vecchio addormentato,
la noia, l’abbandono, il niente sono la tua malattia:
paese mio ti lascio e vado via

(Ricchi e Poveri – Che sarà)

Hanno tagliato anche la fantasia. Ogni volta che arriva una finanziaria, per sottolineare la necessarietà dei provvedimenti, tutti ritirano fuori l’insopportabile metafora della coperta corta. Sempre quella. Eppure questa manovra arriva in un torrido ferragosto: si potrebbe parlare di asciugamano corto, di telo mare ristretto, di bikini succinto. Invece no: quella corta è sempre la coperta.

Una manovra economica per definizione è fatta per racimolare soldi, dunque difficilmente potrà soddisfare tutto il parco buoi. Perché se si agevola qualcuno, inevitabilmente si sfavorisce qualcun altro. Per questa regola elementare, anche la schifezza partorita in questi giorni può dirsi opinabile. Ogni provvedimento può piacere ad alcuni e non ad altri, è solo una questione di gusti e soprattutto di condizione sociale.

Intanto l’articolo 8 del decreto (è il n. 138 del 13 agosto 2011) introduce la possibilità da parte dei contratti di lavoro aziendali di derogare ai contratti nazionali. Un evento gravissimo e sottaciuto. Per dare flessibilità al sistema, si cancellano dei diritti acquisiti. Ma CISL e UIL hanno già detto che non sciopereranno. Paradossalmente, al loro posto potrebbero scioperare i calciatori di serie A. Hanno già fatto sapere che ciò avverrà, qualora non saranno le società a pagare per loro il contributo di solidarietà, imposto dalla manovra ai redditi superiori a 90 mila euro. I ricchi scioperano, i poveri sperano che non lo facciano. Il trionfo del paradosso.

Questa è la "Brunetta" dei Ricchi e Poveri

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