La democrazia di gufetta


I depositari del potere esecutivo non sono i padroni del popolo, bensì i suoi funzionari; esso può nominarli o destituirli quando gli piaccia

(J.J. Rousseau, Il contratto sociale)

Da oggi gli iscritti alla piattaforma Rousseau decreteranno se i senatori M5S dovranno votare l’autorizzazione a procedere per il Ministro degli Interni. Non si tratta di un’elezione, e non è neppure un referendum abrogativo. È un tipo di voto nuovo, un’evoluzione democratica. Tramite una società privata, gufetta99 e arnaldo58, senza aver letto uno stralcio di norma, senza conoscere una riga di diritto costituzionale, senza aver visto una pagina di relazioni da parte di commissioni ed addetti ai lavori, decideranno se il potere legislativo dovrà chiedere al potere giudiziario di giudicare il potere esecutivo. È tutto talmente semplice e lineare da sembrare quasi accettabile.

Carta Costituzionale scambiata per carta igienica. Con l’aggravante di una pretesa democratica, sempre più panacea di ogni male. In verità, in questa scelta di delega c’è la sintesi perfetta del momento: l’ignoranza, l’improvvisazione, la deresponsabilizzazione, la noncuranza del futuro. Gufetta99 dirà cosa devono fare i senatori, anche se non ha neppure l’età per candidarsi al Senato. È davvero una persona fortunata.

  1. #1 by erica at 19 febbraio 2019

    Tutto terribilmente vero.
    Aggiungo solo che se fossi un senatore M5S (scenario distopico) mi sentirei, in questa circostanza, svilita e defraudata nel mio ruolo di parlamentare.

    Ed oggi è The day after: hanno votato in 52.417, il 59,05% contro l’autorizzazione a procedere (record assoluto per la piattaforma Rousseau). Relativamente alla risposta: “Sì, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato, quindi deve essere negata l’autorizzazione a procedere” hanno votato 30.948 (59,05%). Relativamente alla risposta: “No, non è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato, quindi deve essere approvata l’autorizzazione a procedere” hanno votato 21.469 (40,95%).
    L’esito era piuttosto scontato perché, come insegna ancor oggi Gianroberto Casaleggio: se posso decidere la domanda, controllerò anche la risposta.
    Meno scontata è la fotografia che ne esce: un Movimento forse mai così spaccato nella sua storia, lacerato al proprio interno da due correnti e due modi di intendere la politica che, se prima si limitavano ad esistere, oggi sono scritti lì nero su bianco.
    Luigi Di Maio è il vero grande sconfitto, lontano ormai anni luce dalla base del Movimento 5 Stelle, Movimento che è già diventato tecnicamente un dead man walking.
    Ancora una volta, alla fine l’unico vincitore è lui, Matteo Salvini, che è riuscito in meno di 24 ore nel doppio capolavoro di salvarsi da un processo dall’esito incerto e potenzialmente esplosivo e, al contempo, di spaccare definitivamente in due il M5S.
    Salvini è stato il detonatore perfetto di una bomba che attendeva lì da anni, pronta ad esplodere. Questo è ciò che accade quando ti siedi al tavolo da poker con qualcuno che ha più esperienza di te, carte migliori e una strategia infinitamente migliore della tua. Da un momento all’altro ti ritrovi in mutande, senza neppure il tempo di capire com’è potuto succedere.
    (Con il contributo di Generazione Antigone).

(non verrà pubblicata)

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