L’inverno caldo

“I giochi dei bambini non sono giochi,

e bisogna considerarli come le loro azioni più serie”

(M. De Montaigne)

La cosa più bella di un doppio weekend sulla neve è stata giocare con Gabry. Rimango ogni volta esterrefatto per come interpreta il divertimento. Mi stupiscono le sue scelte originali ed inconsuete, tipiche dello sguardo semplice e genuino di un bambino. Io scenderei dalle scarpate col bob, lui invece pretende di lanciarlo in discesa vuoto, senza passeggeri. Io scaglierei ovunque le palle di neve, lui adora raccoglierle e collezionarle gelosamente.

Sono stati giorni di sole, di quelli belli. Ovunque il bianco accecante della neve, sotto un cielo che più azzurro non si può. A Folgaria abbiamo scoperto la tranquillità del Passo del Tuono, appena dopo il caotico Passo Coe. Si fa sci di fondo, ma è abbastanza agevole trovare spazio per giocare con i bimbi al sole.

A Cavalese abbiamo invece trovato stupendo il Passo Oclini, poco dopo Passo Lavazzè. Tra Corno Bianco e Corno Nero si estende un piccolo comprensorio sciistico con agevoli impianti di risalta anche per slitte. Da qui parte un tragitto in falsopiano che porta in meno di un’ora allo splendido Rifugio Gurndin, dove si mangia magnificamente.

Per la sera, a Cavalese segnalo l’ottimo ristorante Costa dei Salici.

Per una volta, un inverno caldo.

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Due Bale

È il mio corpo che cambia nella forma e nel colore è in trasformazione

(Litfiba, Il mio corpo che cambia)

Uno dei miei attori preferiti è Christian Bale. Al di là dei film e delle sue capacità interpretative, mi intriga essenzialmente per due motivi.

Il primo è che rientra tra quelle persone alle quali mi piacerebbe assomigliare se potessi scegliere il mio aspetto fisico. È un gioco stupido, ma spesso mi ritrovo a ad osservare la gente, personaggi famosi o individui qualunque, e mi chiedo se farei un cambio nell’aspetto fisico. Ecco, con Christian Bale farei volentieri il cambio.

Il secondo è che ha una dota particolarissima, spaventosa e senza eguali. È in grado di ingrassare e dimagrire a comando in maniera impressionante. Lo fa per esigenze di scena, per interpretare i vari ruoli, ma fa davvero paura.

Eccolo in tre immagini assolutamente vere: com’è solitamente, da magro e da grasso.
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Insaccati

Prodotto prodigioso la spazzatura: basta non fare nulla e si riproduce da sé
(P. Caruso)

Proprio mentre il paese si appresta a combattere l’imminente gelo della merla, continua l’eroica ed incessante battaglia del Pd per perdere voti. Proprio non ne vuol sapere di vincere le prossime elezioni.

Dal primo gennaio dobbiamo obbligatoriamente utilizzare e comprare i sacchetti biodegradabili per frutta, verdura e alimenti sfusi in genere. Esatto: per rifornirsi di banane dovremo giocoforza acquistare un sacchetto bio e poi buttarlo. E magari, se la bilancia non è programmata per scorporarne il peso, pagarlo due volte: la prima come tara della frutta pesata, la seconda esplicitamente come contenitore della merce (“le borse di plastica non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci”).

I sostenitori del Governo si giustificano millantando che il provvedimento recepisce la Direttiva Europea 2015/720/UE, per la riduzione di plastiche dannose per l’ambiente. Tale direttiva, però, esclude da ogni obbligo le borse di plastica in materiale ultraleggero, quelle utilizzate appunto per frutta e verdura (si legga l’articolo 1 comma 2/a, che al proposito è cristallino).

Il Ministero dell’Ambiente ha poi dichiarato che per motivi igienici i sacchetti non potranno essere portati da casa, né riutilizzati. Ed è paradossale che per aiutare l’ambiente non si possa riciclare il medesimo sacchetto, né utilizzare borse personali di carta o di tela. Viene da pensare che molti preferiranno acquistare prodotti preconfezionati in vaschette di polistirolo. L’ambiente (non inteso come ministero) sentitamente ringrazia.

C’è di più. In barba al libero mercato, il legislatore ha anche fissato il prezzo dei sacchetti. Ha anche stabilito che dovrà pagarli sempre il consumatore, imponendo una multa ai supermercati che malauguratamente li mettessero a disposizione gratuita dei clienti (articolo 9-bis della Legge di conversione 123 del 3/8/2017).

Le malelingue parlano di un regalo alla Novamont, azienda leader nella produzione del materiale bio per sacchetti, che detiene l’80% del mercato italiano. Lo dicono perché la sua amministratrice delegata era tra gli oratori della Leopolda renziana, ed è stata poi nominata dal Ministero dell’Economia presidente di Terna, impresa che gestisce le reti dell’energia elettrica. Pettegolezzi, si capisce. Mai trarre conclusioni troppo affrettate. Mai dire gatto, se non ce l’hai… nel sacco.

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Ius sola

Se per te è impossibile vivere SOLO, sei nato schiavo

(F. Pessoa, Il libro dell’inquietudine)

Non è vero che a Natale siamo tutti più buoni. Il cosiddetto “Ius soli temperato” non ha superato l’esame della carità natalizia ed è rimasto esanime tra le polveri del Senato. È evidente che nonostante quel “temperato”, la proposta mal si confaceva al freddo di questo periodo. Sono mancati i voti, perché oltre agli schieramenti di destra, erano assenti il Movimento Cinque Stelle ed una trentina di senatori del Partito Democratico.

Proprio il Partito Democratico ha perso l’occasione di prendere una posizione chiara, distinta e univoca su un tema storicamente collocato a sinistra. Non è stato in grado di farlo, perché non è un partito chiaro, non è distinto, non è univoco e non è a sinistra.

Il Movimento Cinque Stelle ha anch’esso sviato l’ostacolo e non è dato sapere quale posizione ufficiale occupi di fronte ad un tema così attuale ed impellente.

La verità è che l’argomento appare impopolare, soprattutto sotto elezioni. Basterebbe spiegare che non c’è alcun nesso con l’immigrazione clandestina, ma ciò richiederebbe impegno ed onestà intellettuale. Un esempio lampante di come le emozioni popolari condizionino le scelte legislative.

Colpa di tutti e di nessuno, come sempre. Colpa degli assenti, colpa del freddo, colpa soprattutto dell’influenza, non intesa come malattia.

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Luce su Lucia

Santa Lucia bella

dei bimbi sei la stella

pel mondo vieni e vai

e non ti fermi mai

(Filastrocca popolare)

 

Oggi Gabriele festeggia la sua prima vera Santa Lucia “consapevole”.  Non è il primo anno che allestiamo l’arrivo di Lucy e del suo asinello, ma è certamente la prima volta che ciò avviene nella piena e vigile cognizione del nostro bimbo, che ora di fronte all’evento inizia a capire, desiderare, attendere, fremere, gioire.

Abbiamo rispettato i dettami del rituale classico, o almeno… di quel rituale che si inscenava a casa mia e che mi persuado essere il più fedele alla tradizione.

Scampanellate e piccoli doni nelle sere precedenti, giusto per accrescere l’attesa e plasmare il mito. La sera del 12 dicembre, allestimento di libagioni per l’asinello (carote, pane, biscotti), per trasmettere bontà e magnanimità nei confronti del regno animale sempre vessato e servizievole. Pressioni psicologiche in stile Guantanamo per guadagnare presto il letto e addormentarsi nella trepidante attesa di un mondo nuovo all’indomani.

Una liturgia che si consuma pressoché uguale in tutte le famiglie di Volta, di Mantova, di Verona, poiché questo è quello che si conosce di Santa Lucia e della sua generosa folata di regali. Pochi invece conoscono l’origine della tradizione, che affonda i piedi un po’ nella storia e molto nella leggenda.

Siamo a Verona, in un inverno qualunque alla fine del XIII° secolo. Una grave epidemia colpisce gli occhi di molti bambini. La città, impotente di fronte agli insuccessi della medicina, chiede una grazia con un pellegrinaggio a piedi scalzi alla chiesa di Santa Lucia, protettrice degli occhi. Data la rigida temperatura, i bambini inizialmente si lamentano e rifiutano. I genitori promettono allora giochi e dolci, come ricompensa tangibile per il duro pellegrinaggio da compiere. La leggenda vuole che a processione conclusa, l’epidemia venga sbaragliata. Da allora inizia la tradizione di portare ogni anno i bimbi in chiesa il 13 dicembre, per ricevere una benedizione agli occhi. La sera prima rimane l’usanza di aspettare la Santa e, con essa, i doni che si portò appresso.

Santa Lucia in Svezia

Santa Lucia in Svezia

Dal ‘700 in Svezia si festeggia il giorno di Santa Lucia, come  passaggio delle ultime due settimane di Avvento. La mattina del 13 dicembre, la primogenita femmina si veste di bianco con una corona di rami e candele e porta  la colazione a letto ai genitori.

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Questione di vita o di morte

Allo stesso modo che la morale ordina: ‘Non ucciderai’, oggigiorno essa ordina: ‘Non morirai’
(J. Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, 1976)

Si sta tenendo in questi giorni il processo a Marco Cappato, imputato di aiuto al suicidio per aver accompagnato dj Fabo a morire in una clinica svizzera.

La vicenda giudiziaria è un po’ paradossale perché si dondola tra due norme assurdamente contrastanti. L’articolo 580 del Codice Penale datato 1930 recita che “Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni”. L’articolo 32 della Costituzione sancisce però che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” (es. vaccinazioni) e dunque esclude qualsiasi obbligo a curarsi, ammettendo piuttosto il diritto a non curarsi.

Paradossalmente, dunque, un malato può chiedere di sospendere una cura e morire di stenti, ma non può chiedere l’eutanasia.

Sull’argomento, ostico e intimo, ognuno può pensarla come vuole. Per prendere posizione occorre fare i conti con la cultura che abbiamo alle spalle, con le esperienze che viviamo, con i valori che abbiamo fatto nostri. Mi limito tuttavia a fare due considerazioni.

La prima: appare evidente ed oggettivo che questa contraddizione legislativa vada in qualche modo sanata, da una legge, da una sentenza, da un indirizzo. Qualcosa occorre fare, è questione di vita o di morte.

La seconda: la grande dignità e la grande forza d’animo che hanno spinto la fidanzata e la madre a deporre in tribunale meritano profondo rispetto. Hanno senz’altro rivissuto il dolore e lo strazio di una perdita importante, superando l’ultimo ed intimo velo della riservatezza privata. Per questo, comunque la si pensi, meritano profonda ammirazione e riflessione.

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Nuovamente New York

Esco dal taxi ed è probabilmente l’unica città che in realtà sembra migliore rispetto alle cartoline

(M. Forman)

Me l’ero detto subito che New York avrebbe meritato una visita all’incirca ogni cinque anni. È forse la città in assoluto che più sfugge ad ogni sommaria caratterizzazione, poiché risulta complicato descriverne i tratti distintivi e le peculiarità. Impossibile spiegare con semplicità perché piaccia così tanto o perché valga veramente la pena andarci.

Quello della scorsa settimana è stato il mio terzo viaggio nella Grande Mela. Non so, mi piace l’atmosfera che si respira, la sensazione che si prova nel viverla e nel riconoscere ovunque le scene dei film, quel piacere strano che suscita lo stile americano. E mi è parsa più pulita e più verde, più vivibile. Come se la persona si trovasse più al centro.

Non ci sono, e non ci saranno mai, monumenti e luoghi che possano concorrere con la bellezza di quelli europei. Ma l’ascesa alla Freedom Tower è qualcosa che non si dimentica. Saliti in cima si resta senza respiro e l’emozione stringe il cuore, lasciando quasi spazio alla commozione. L’hanno pensata davvero bene questi americani… Vedere la vastità di Manhattan da 540 metri non lascia indifferenti. È certamente la cosa più emozionante e sensazionale che ho visto in questo viaggio.

 

Little Italy

Little Italy

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Dal Top of the rOCK

Dal Top of the Rock

 

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Dalla Freedom

Dalla Freedom

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Almeno un pizzino

“Era un uomo così antipatico che dopo la sua morte i parenti chiedevano il bis”

(Totò)

A poche settimane dalle elezioni siciliane, è morto ieri il più longevo ed imponente presidente della Regione Sicilia.

Totò Riina se ne va alla veneranda età di ottantasette anni, ventiquattro dei quali trascorsi al 41bs.

Con lui vengono seppellite molte risposte e molti nomi. Così come avvenne per molti politici (penso a Cossiga, Adreotti, Craxi e tanti altri), occulti registi di vicende tragiche e nuvolose, perderemo per sempre la possibilità di conoscere importanti verità.

Quando finiscono queste esistenze, spero sempre che i protagonisti abbiamo lasciato le loro conoscenze in un cassetto. Appunti, confessioni, rivelazioni. E spero sempre che un figlio, un parente, un amico fidato ne confezioni una pubblicazione, possibilmente senza filtri e senza manipolazioni. Purtroppo però, ciò non avviene mai.

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I conti che non tornano mai

È notte alta e sono sveglio e mi rivesto e mi ri-spoglio”

(E. De Crescenzo, Ancora)

Non mi è chiaro perché la legge regionale siciliana deroghi i tempi degli scrutini. Diversamente dal resto d’Italia, in Sicilia le operazioni di spoglio iniziano il giorno dopo la chiusura dei seggi. Credo che per trovare parallelismi occorra andare in Centrafrica. Non se ne capisce davvero la giustificazione: ho cercato inutilmente informazioni in rete. Ho trovato solo un commento del neo presidente siciliano Musumeci, concorde con il posticipo dello scrutinio “per evitare di affaticare troppo chi lavora ai seggi”. Ho staccato la spina del pc e sono andato in bagno.

Oggi alle 16, dopo otto ore di spoglio e conteggi, erano state scrutinate la metà delle sezioni. Dico: otto ore di scrutinio. Come se nei nostri seggi arrivassimo a finire metà delle sezioni alle 6 di mattina, e le altre tutte più tardi. Con un’affluenza del 46%.

Il Movimento 5 Stelle aveva richiesto invano l’intervento di osservatori Osce durante le operazioni, ora capisco perché.

Non ne faccio una questione di legalità, benché sia lecito dubitare di questo metodo: si vedono gli exit poll della sera e nella notte si ha tutto il tempo di “rettificare”. Ne faccio una semplice questione di dignità, di orgoglio.

Speriamo almeno in un riconteggio, ri-spoglio di tutte le schede, per creare occupazione per il prossimo mese.

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Un referendum superfluo

Sì o No è una scelta troppo secca per gli italiani. Aggiungiamo: sì però, no ma, vedremo, forse e ripeta la domanda
(Altan)

Notizia di oggi: l’Italia affronterà  la Svezia negli spareggi per Russia 2018. È evidente che l’accesso alla competizione dipende esclusivamente dal superamento di questa sfida. Potremmo chiedere agli italiani se vogliono che la nazionale partecipi ai Mondiali, ma la loro risposta sarebbe irrilevante, visto che ogni responso arriverà unicamente dall’esito degli spareggi.

Il referendum consultivo del 22 ottobre avrà più o meno lo stesso effetto della domanda agli italiani sulla volontà di andare in Russia. Il referendum non deciderà assolutamente nulla. Non porterà alla Lombardia alcuno statuto speciale, per il quale sarebbe necessario modificare la Costituzione. Probabilmente spingerà la Giunta Regionale, che tuttavia potrebbe già farlo in autonomia domattina, ad aprire un tavolo con lo Stato per  il decentramento di alcune competenze e delle conseguenti risorse. Quante e quali è impossibile saperlo, giacché nella migliore delle ipotesi saranno frutto di lunghe e complesse trattative. Ammesso poi che le prossime giunte regionali abbiano il medesimo obiettivo.

Il referendum consultivo è un istituto previsto per sondare il parere dei cittadini ed intraprendere le eventuali e coerenti azioni politiche conseguenti. Si chiede ai lombardi se vogliono che la loro Regione richieda allo Stato maggiore autonomia, tramite una procedura prevista dalla Costituzione. Ci mancherebbe. Nessun lombardo dotato di senno e di buona fede può opporsi a questo principio logico e sacrosanto. La Lega però dovrebbe spiegare perché cerca dagli elettori questo mandato. L’elezione stessa della Lega, partito autonomista per antonomasia, non è di per se già un mandato per perseguire maggiore autonomia? O si sta affermando che la maggioranza dei cittadini ha eletto la Lega, ma non vuole avere più autonomia da Roma? La risposta a queste domande retoriche non può che essere che il referendum è strumentale e propagandistico. Ne è la riprova che le stesse procedure per accrescere l’autonomia (terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione che prevede che le regioni con i bilanci in ordine possano chiedere di vedersi assegnate maggiori competenze rispetto a quelle previste) sono già state intraprese da altre regioni. L’Emilia Romagna ha già avviato lo stesso percorso, senza indire un referendum.

Non mi soffermo sui costi di questa inutile operazione di marketing, solo per non cadere nell’ordinario qualunquismo.

Nonostante le premesse, andrò a votare. Fondamentalmente perché sono d’accordo con il quesito, anche se trovo la consultazione perfettamente vana.

refe

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