Archive for dicembre 2017

Luce su Lucia

Santa Lucia bella

dei bimbi sei la stella

pel mondo vieni e vai

e non ti fermi mai

(Filastrocca popolare)

 

Oggi Gabriele festeggia la sua prima vera Santa Lucia “consapevole”.  Non è il primo anno che allestiamo l’arrivo di Lucy e del suo asinello, ma è certamente la prima volta che ciò avviene nella piena e vigile cognizione del nostro bimbo, che ora di fronte all’evento inizia a capire, desiderare, attendere, fremere, gioire.

Abbiamo rispettato i dettami del rituale classico, o almeno… di quel rituale che si inscenava a casa mia e che mi persuado essere il più fedele alla tradizione.

Scampanellate e piccoli doni nelle sere precedenti, giusto per accrescere l’attesa e plasmare il mito. La sera del 12 dicembre, allestimento di libagioni per l’asinello (carote, pane, biscotti), per trasmettere bontà e magnanimità nei confronti del regno animale sempre vessato e servizievole. Pressioni psicologiche in stile Guantanamo per guadagnare presto il letto e addormentarsi nella trepidante attesa di un mondo nuovo all’indomani.

Una liturgia che si consuma pressoché uguale in tutte le famiglie di Volta, di Mantova, di Verona, poiché questo è quello che si conosce di Santa Lucia e della sua generosa folata di regali. Pochi invece conoscono l’origine della tradizione, che affonda i piedi un po’ nella storia e molto nella leggenda.

Siamo a Verona, in un inverno qualunque alla fine del XIII° secolo. Una grave epidemia colpisce gli occhi di molti bambini. La città, impotente di fronte agli insuccessi della medicina, chiede una grazia con un pellegrinaggio a piedi scalzi alla chiesa di Santa Lucia, protettrice degli occhi. Data la rigida temperatura, i bambini inizialmente si lamentano e rifiutano. I genitori promettono allora giochi e dolci, come ricompensa tangibile per il duro pellegrinaggio da compiere. La leggenda vuole che a processione conclusa, l’epidemia venga sbaragliata. Da allora inizia la tradizione di portare ogni anno i bimbi in chiesa il 13 dicembre, per ricevere una benedizione agli occhi. La sera prima rimane l’usanza di aspettare la Santa e, con essa, i doni che si portò appresso.

Santa Lucia in Svezia

Santa Lucia in Svezia

Dal ‘700 in Svezia si festeggia il giorno di Santa Lucia, come  passaggio delle ultime due settimane di Avvento. La mattina del 13 dicembre, la primogenita femmina si veste di bianco con una corona di rami e candele e porta  la colazione a letto ai genitori.

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Questione di vita o di morte

Allo stesso modo che la morale ordina: ‘Non ucciderai’, oggigiorno essa ordina: ‘Non morirai’
(J. Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, 1976)

Si sta tenendo in questi giorni il processo a Marco Cappato, imputato di aiuto al suicidio per aver accompagnato dj Fabo a morire in una clinica svizzera.

La vicenda giudiziaria è un po’ paradossale perché si dondola tra due norme assurdamente contrastanti. L’articolo 580 del Codice Penale datato 1930 recita che “Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni”. L’articolo 32 della Costituzione sancisce però che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” (es. vaccinazioni) e dunque esclude qualsiasi obbligo a curarsi, ammettendo piuttosto il diritto a non curarsi.

Paradossalmente, dunque, un malato può chiedere di sospendere una cura e morire di stenti, ma non può chiedere l’eutanasia.

Sull’argomento, ostico e intimo, ognuno può pensarla come vuole. Per prendere posizione occorre fare i conti con la cultura che abbiamo alle spalle, con le esperienze che viviamo, con i valori che abbiamo fatto nostri. Mi limito tuttavia a fare due considerazioni.

La prima: appare evidente ed oggettivo che questa contraddizione legislativa vada in qualche modo sanata, da una legge, da una sentenza, da un indirizzo. Qualcosa occorre fare, è questione di vita o di morte.

La seconda: la grande dignità e la grande forza d’animo che hanno spinto la fidanzata e la madre a deporre in tribunale meritano profondo rispetto. Hanno senz’altro rivissuto il dolore e lo strazio di una perdita importante, superando l’ultimo ed intimo velo della riservatezza privata. Per questo, comunque la si pensi, meritano profonda ammirazione e riflessione.

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