Archive for marzo 2019

Garibaldi fu ferito

Qui o si fa l’Italia, o si muore

(G. Garibaldi)

Ieri alcuni operai del Comune di Roma hanno rimosso una scritta “storica” su un muro della Garbatella: “Vota Garibaldi Lista N°1”. L’iscrizione, riferita alle prime elezioni repubblicane del 1948, esortava ad esprimere una preferenza per l’allora Fronte Democratico Popolare. Da qualche anno era coperta da una tettoia e celebrata da una targa commemorativa. Un piccolo pezzo di storia insomma, più che un atto vandalico da cancellare.

Sarebbe facile oggi, e molti giornalisti lo hanno fatto, commentare che fra tutto il lerciume di Roma quella scritta era l’ultima cosa che andava pulita. Sarebbe facile anche sparare sull’Amministrazione negligente e cercare nella vicenda metafore più ampie della deriva politica odierna.

Un errore certamente in buona fede. Compiuto dall’Amministrazione, dalla società in appalto, dai singoli addetti ai lavori? Non è importante. Il nodo rimane quello dell’attenzione, di pensare alle azioni che si compiono nel momento in cui si compiono. Bastava alzare la testa e chiedersi come mai c’è una tettoia protettiva. Bastava voltare lo sguardo e leggere la lapide. Bastava chiedersi perché un vandalo dovrebbe inneggiare a Garibaldi nel 2019. Un po’ di concentrazione, niente di più.

garibaldi

Nessun commento

Mal di pancia

Pancia e saggezza crescono sempre insieme
(C. Dickens – Il Circolo Pickwick, 1837)

Premetto che non ho seguito l’avvincente confronto tra i candidati alle primarie del PD, trasmesso in orario improbo, praticamente carbonaro. Non ho avuto neppure la voglia di leggere qualche articolo analitico, che mostrasse le differenze sostanziali tra gli aspiranti leader.

Ovunque si sente parlare di contraddittorio morbido, scontato, diplomatico. Sagra delle ovvietà, fiera del buonismo. In ogni caso, avrei criticato le profonde divisioni, tanto quanto sto criticando la piattezza condivisa. Difetto genetico dei criticoni snob.

Il dato di fatto è che non emergono grandi differenze sulle linee programmatiche, sulle possibili alleanze, sulla direzione da imboccare (più a sinistra, più al centro, verso destra?).

La conseguenza più prevedibile è che il segretario del principale partito d’opposizione verrà scelto a pelle, per simpatia, per sensazione, in perfetta linea con lo stile dei tempi, dove a guidare le opinioni sono le pance, non i cervelli.

La mia pancia vede Giachetti come l’amico atono di Renzi, vede Zingaretti come la nomenklatura burocratica e impastata, vede Martina come il “papassino” senza polso e senza carisma. Ma per fortuna la mia pancia non vota.

Nessun commento