Che un ministro accusato di aver ricevuto in regalo un appartamento si dimetta, mi pare il minimo. In questi casi se uno è innocente, si discolpa e ritorna al suo posto. Se invece è colpevole, prima se ne va e meglio è.
Però, a quanto pare, qua non parliamo di una banale calunnia, ma di qualcosa di più concreto. L’architetto che avrebbe pagato metà del lussuoso appartamento (confermato anche dai venditori), e che Scajola ha detto di conoscere a malapena, appare ufficialmente come incaricaricato della ristrutturazione, tra le carte depositate al comune. Un legame, insomma, tra casa, ministro e pagatore occulto, esiste eccome.
D’altronde la scusante: “evidentemente mi hanno regalato metà casa, ma io non lo sapevo” è quantomeno stravagante.
Ho letto che Scajola nell’83 si fece 72 giorni di carcere, poi fu prosciolto. Poi molti anni di altre accuse e di sospetti, su una carriera politica e amminsitrativa un po’ torbida. Non ultima l’imposizione della tratta Alitalia “Roma-Albenga”, per viaggiare comodo da casa sua ai palazzi capitolini (e poi l’Alitalia va a puttane! Mah!)
Verrebbe da dire che il lupo perde il pelo, ma non il vizio, ma significherebbe condannarlo aprioristicamente.
Di certo questa vicenda pone ulteriori interrogativi (ce n’era bisogno?) sulla qualità della classe dirigente, sui suoi vezzi e i suoi vizi.
E in attesa di regali, noi paghiamo i mutui.