Cara Santa Lucia…

Una roba che proprio non sopporto di questo periodo pseudo-natalizio sono le lettere a Santa Lucia della Gazzetta di Mantova.

Insopportabili smancerie scritte dai genitori e firmate dai bambini, che per mesi impestano un intera pagina di quotidiano. Tutti vogliono in regalo la pace nel mondo. Bambini di 4 anni che si esprimono come un ordinario di letteratura antica. Lettere di richieste inviate anche quando Santa Lucia e Babbo Natale sono ritornati in letargo da settimane. Pur di vendere dieci copie in più ai parenti, in estasi mistica per la foto del fanciullo in bella mostra, si getta nel cesso la qualità (ammesso che ne esista una) del giornale.

Insostenibile.

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Dieci motivi per lavorare a Roma

1- Salire su un Audi A6 blu, con l’autista privato ed i vetri oscurati mi fa sentire un magistrato in carriera o un parlamentare leghista che sverna a Roma. Quando sfreccia a velocità impossibili da Fiumicino all’Eur, viene spontaneo guardarsi dietro per vedere dove è finita la scorta.

2 – Il tempo trascorso all’aeroporto o sugli aerei mi consente di leggere almeno due quotidiani a settimana. È una cosa che amo e che non trovavo più il tempo di fare. La pagina sui polpastrelli dà l’ebbrezza sensoriale di una romantica antichità.

3 – I ritmi di lavoro sono leggermente dilatati. È chiaramente una questione filosofico culturale, ma alzarsi con calma e iniziare senza frenesia a volte cambia davvero la giornata.

4 – Clima fantastico. Girovagare in dicembre in fresco lana non è proprio da tutti.

5 – I tassisti sono maschere di teatro, attori professionisti, macchiette uniche. Con le loro battute si potrebbe scrivere un libro. Per ora sono sufficienti ad allietare le giornate più pesanti.

6 – La metropolitana è un ottimo parco somiglianze. Durante gli spostamenti bisogna pur farsela passare: fantasticare sui visi e proporre accostamenti più o meno calzanti è uno dei miei hobby preferiti. Per ora è in testa Battiato, dell’ufficio di fianco, con il 92-93%.

7 – Le sporadiche passeggiate per il centro si permeano di storia. Sapevo che Roma è una città bellissima, ma non credevo potesse suscitare una suggestione così forte. Lo sguardo si riempie di cultura, quasi senza accorgersene.

8 – Gli uffici delle Poste Italiane sono famosi per due cose: la sontuosa mensa interna e le greggi di fanciulle che pascolano tra corridoi e saloni. Gusto e vista risultano abbondantemente appagati.

9 – Le scenette che si vedono ai controlli di sicurezza meriterebbero un capitolo a parte: gente con coltelli nella valigia, turisti costretti a gettare confezioni di salmone o vino pregiato, anziani goffamente perquisiti o donnine succinte che sperano invano nella perlustrazione di avvenenti agenti della security… uno spasso.

10 – Se spendi 4,23 euro a pranzo, sai perfettamente che te ne restano 31,92 per la cena. La paura di sforare sulla diaria del vitto fa sviluppare un’innata capacità di calcolo matematico. Potrei fare il bilancio degli Stati Uniti in mezzora (Tremonti al cospetto diventa un ragioniere di primo pelo) o insegnare agevolmente meccanica quantistica ad Harvard.

A breve inserirò anche i dieci motivi per NON lavorare a Roma

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La sindrome di Chopin

La proposta del Parlamento per contrastare il malcostume tutto italico dei pianisti, ovvero di coloro che maramaldamente votano pigiando i pulsanti degli assenti, è quantomeno bizzarra. Non bastante l’avvento dei badge personali (vota solo chi infila il proprio badge nella tastiera), l’idea suggerita è quella del controllo delle impronte digitali, integrato nei pulsanti.

La classe dirigente, vertice della piramide, che dovrebbe dare l’esempio primo e supremo di rettitudine, non solo insiste nella scostumata prassi di votare per gli assenti, ma propone di spendere 450 mila euro (dei nostri!) per auto-limitarsi.

Nei più civili paesi musulmani, al mercato tagliano le mani dei ladri. Basterebbe un primo avvertimento e poi una legge del taglione: nessuna spesa e risultato assicurato. Invece no: intanto sperpero perpetrato, poi chissà…

Chissà certo… perché non è detto che con i 450 mila euro il problema si risolva. L’Avvocatura della Camera ha già messo in guardia tutti quanti sul pericolo di violazione della privacy. Mettete pure la scansione delle impronte, ma poi potrà essere usata solo su chi dà il consenso. Perfettamente inutile ed inefficace quindi. Soldi spesi, ma obiettivo fallito.

Maestro, musica!

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La prima neve e i suoi eroi

Questa è una storia di epiche battaglie contro lo scorrere impetuoso del tempo e contro le sue irruenti manifestazioni. Buio, lampi e nevicate indomabili. Ma è anche la storia di eroi antichi, capaci di sconfiggere i draghi e di vincere l’incalzare barbaro dell’infausto fato.

Parto da casa stamane alle 6.15, contro il nevischio inatteso ed insistente, per prendere l’aereo a Villafranca. Dopo pochi chilometri mi accorgo che ho dimenticato il telefono a casa. Troppo tardi per tornare indietro: all’istante decido che il drammatico spettacolo dovrà andare avanti, e contemporaneamente anche snow must go on. Continuo sotto la tormenta ed approdo al parcheggio coperto del Catullo. Entro, parcheggio di prua la focus e recupero le armi e i bagagli. Appena chiudo, scopro di aver scordato anche il portafoglio. Con documenti, necessari al volo, e soldi, indispensabili per telefonare o per uscire dal parcheggio appena “acquistato”.

La scure della sorte si abbatte furiosa ed inebetito rifletto sul da farsi. Incredulità debordante. Il collega che mi aspetta potrà prestarmi cinque euro per riprendermi l’auto? Potrò telefonare all’azienda perché annulli l’annullabile?

Il collega tarda, nel frattempo cerco un telefono pubblico (non accadeva dall’annata 2000-2001 quando comunicai a casa il superamento dell’esame di Diritto Internazionale). Vagando senza successo tra gli ampi spazi delle “partenze”, mi accorgo, dopo aver gentilmente chiesto al personale preposto, che i telefoni pubblici qua non esistono più. E chi se ne era mai accorto? Rifletto sconsolato: alle volte basta un piccolo dettaglio (quel cellulare rimasto appeso al caricabatterie in salotto) per affondare un’intera settimana. Il check in è quasi in chiusura ed esamine mi rassegno all’irrimediabile sconfitta.

La svolta. Eccola, l’eroina dei due mondi. Tra valigie altissime, ombrelli gocciolanti, corre come un treno. Non si orienta, ma sa dove deve andare. La sommergono, ma lei affiora ogni volta di più. Ha gli occhiali coi cristalli di neve sopra, ma galoppa più veloce della tormenta stessa. Giubbotto pesante e pantofole rubate al riposo di un angusto lunedì mattina. È mia madre che mi si avvicina e mi fa: “Ma Silvio, ti sei dimenticato il portafoglio”.

Insuperabile.

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Latte scaduto

Tanzi non rischia nulla. È quasi vecchio come Previti dunque per la legge italiana, avendo compiuto settant’anni, non sconterà alcuna pena in galera. Tempo scaduto.
I settant’anni quasi non bastano per ricevere una pensione, ma con la ex Cirielli sono sufficienti per evitarsi il carcere. Come dire… un settantenne è considerato abile per lavorare, ma non per andare in prigione. Bizantinismi all’italiana.

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Diritto di scelta

È difficile non pronunciarsi sulla vicenda di Eluana Englaro. Bombardati dalle informazioni dei media, ci troviamo (o forse “mi trovo”) a commentare argomenti scelti da altre fonti. Sarebbe stupido, d’altro canto, sottrarsi pregiudizialmente al dibattito. Di questo si parla, di questo parlo.
Ancora più difficile, tuttavia, è scegliere giudiziosamente la parte in cui schierarsi. Sposo la concezione della sacralità della esistenza, degli inni alla vita, delle belle parole sulla nobiltà dell’essere umano. Ma come biasimare un padre stremato e straziato dalle estenuanti sofferenze e dagli angoscianti patimenti della figlia? Con che diritto si può negargli una decisione tanto sofferta?
Possiamo davvero esprimere un parere definitivo, senza aver toccato col cuore quello che è accaduto a lui?

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Buona forchetta – Corte Bersaglio

Ottima chance per mangiar bene spendendo il giusto a pochi passi dalla città. Mantova difetta di posti discreti a prezzi contenuti: o si mangia male o si spende una follia. Invece questo agriturismo sul Migliaretto offre un equo compromesso. Casona di campagna immersa nella nebbia: l’ampio, ed unico, salone mostra le volte di quella che fu una stalla. La cucina è quella tipica mantovana, poco di più, ma i piatti sono gradevoli. Consigliabili i maccheroncini allo stracotto, discrete le carni, decisamente inferiori alle attese i dolci. Poca la scelta dei vini, per lo più della cantina Montaldo di Volta: ordinari.
Primo, secondo e dolce: 23€
Voto: 7

Agriturismo Corte Bersaglio – via Learco Guerra 15, Mantova

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La deriva dei famosi

Ieri sera mentre lavoravo al pc (in questi casi è sempre meglio trovarsi un alibi credibile) ho ascoltato distrattamente la farsa, le urla e i lamenti dell’Isola de famosi. Spettacolo orribilmente abominevole.
Fino all’anno scorso, a chi condannava la trasmissione regina della tv spazzatura, rispondevo che in fin dei conti era un’occasione per alleggerire tensione ed attenzione, momento per svagare e non pensare: cibo preconfezionato per menti pigre. Giudizio severo, ma imputato assolto.
Oggi non vorrei fare né lo snob né il falso intellettuale se affermo che la cosa mi allarma alquanto. Ho visto un quarto d’ora di indicibile nulla. Discorsi accavallati, domande sceme e risposte idiote che conducevano al vuoto assoluto. Dentro non c’è la schifezza: dentro non c’è nulla.
È
 la televisione che ci somministrano e che vogliono che vediamo? Fuggiamo. Ovunque, con chiunque, ma fuggiamo.

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Abbronzatissimi

Ah! Abbronzatissima,

sotto i raggi del sole,

com’è bello sognare

abbracciato con te

(E. Vianello – Abbronzatissima)

 

Anche ammettendo, ma non concedendo, che la gaffe di Berlusconi sia stata invero una battuta difettosa, il turbamento rimane lecito e sacrosanto. A poco serve urlare alla congiura e alla strumentalità delle obiezioni sollevate. I maggiori quotidiani americani ed europei sono sobbalzati alla notizia: pensare a una campagna delatoria contro il Cavaliere da parte dei giornali mondiali risulta quantomeno audace. Della serie: ma chi se lo fila?

La tesi della battuta sbagliata avrebbe ragion d’essere se i precedenti del Nostro non fossero così imbarazzantemente pesanti e scomodi. Dalla superiorità della civiltà occidentale al kapò e ai coglioni (noblesse oblige), il panorama è vasto e ben assortito: repetita non iuvant.

Tutto finisce in burla e polemica da bottega, quando il gaffeur non supera il confine nazionale. Ma se si va oltre, la grancassa risuona e la figuraccia è assicurata.

Berlusconi ha rapidamente proclamato una dichiarazione di amicizia per l’americano. Sarà un caso (o un complotto?), ma Obama, l’uomo oggi più potente del mondo, si è affrettato a chiamare nove capi di stato. Oltre a salutare Francia, Germania, Inghilterra, ha ritenuto necessario relazionarsi subito con Corea, Messico, Australia… ma non con l’Italia. Un vero affronto per il nostro premier, diventato nero non per spirito d’emulazione, ma dalla rabbia.

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Buona forchetta – Casona del gaucho

Ristorante argentino, nella farsa del nome e nella realtà della sostanza. Aspetto agricolo con l’aggiunta di un tocco geografico: magliette e sciarpe dell’Argentina o del Boca Junior appese al muro, poster e disegni di angus, piatti di rame con raffigurazioni rurali, asce con mascelle di bisonte e attrezzi contadini vari.

Fanno anche le pizze (dettaglio importante per chi vuole andarci con una truppa variegata da accontentare), ma l’eccellenza ed il motivo vero per andarci sono la carne alla griglia. Vari tagli, con porzioni abbondanti. Su tutti, segnalo la tagliata: eccezionale. Dolci molti validi. Ottime anche le proposte del vino, con ampia scelta di Macbet di diverse annate.

Antipasto, secondo e dolce, circa 32€.

Voto: 7

 

Ristorante La Casona del Gaucho – Via San Martino 42, San Martino Gusnago (MN)

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