Scelta difficile, ma scelta da fare


Ogni volta che ci si appresta a votare per un referendum, mi stupisce la leggerezza con cui le istituzioni demandano scelte così difficili al popolo. Quasi mai la società civile, infatti, è in grado di prendere decisioni su materie delicate come quelle referendarie. Perché non ha piena coscienza, perché non conosce la materia, perché non sa valutare ragionevolmente le conseguenze e gli impatti. In un gioco degli opposti, gli eletti delegano gli elettori, al fine di “declinare” saggiamente (ma immoralmente) ogni responsabilità. Non nego la sacralità del principio democratico, ma denuncio piuttosto la debordante irresponsabilità della classe dirigente, pronta a disattendere in ogni occasione i compiti che il popolo stesso le ha affidato.
È dunque in questo panorama di confusione e incertezza che saremo chiamati ad esprimere un Sì od un No, per la riforma alla Carta Costituzionale. Come sempre, dietro un quesito di questa portata si celano aspetti positivi e negativi.
Non è la migliore delle riforme, ma è una riforma. Il testo è rimasto invariato per sessant’anni e anche il più scettico degli osservatori ammetterebbe che una revisione è più che opportuna. La ratio che ha ispirato i Padri Costituenti deve seguire l’evoluzione del tempo. Se i principi fondamentali e i diritti vanno conservati, l’organizzazione dello Stato deve adeguarsi alla società in movimento.
Questa tuttavia è una riforma di “una” parte politica, non è una riforma condivisa. D’altro canto i tentativi precedenti di mettere mano alle modifiche (esperimento Bicamerale) sono sempre rovinosamente falliti. L’occasione di cambiare davvero, appare ghiotta perché difficilmente riproponibile. La domanda non è tanto se “sia giusto cambiare”, quanto piuttosto se “il cambiamento sia, o non sia, buono”… Occorre pertanto chiedersi se ne vale la pena, analizzando le effettive modifiche che il disegno di legge propone.
1) La riforma delle due camere con l’istituzione del Senato Federale, e con la divisione netta delle competenze, snellirà certamente gli iter burocratici del Parlamento. Le Regioni peseranno istituzionalmente di più, entrando di diritto nell’amministrazione centrale dello Stato. Le camere saranno più dinamiche, mancherà forse quel ruolo di “decantazione” rappresentato dal vecchio bicameralismo e finalizzato ad impedire legiferazioni avventate e poco meditate. Questo è un rischio reale.
La riduzione dei parlamentari mi lascia indifferente: il problema non è il numero degli eletti (riducendolo anzi, si rischia di minare il principio di rappresentanza diffusa), quanto la loro capacità: meno parlamentari non significa più produttività.
2) La crescita dei poteri in capo al Premier, debilita (per matematica) la funzione del Parlamento. Questo lascia carta bianca al Primo Ministro: gli scioglie le mani e gli consente di realizzare programmi ambiziosi, ma gli conferisce anche la facoltà di compiere danni gravi. Anche in questo caso tuttavia è difficile valutare se l’opportunità superi il pericolo. Premierati forti si riscontrano in molte altre democrazie (Germania, Gran Bretagna) e il tanto paventato “rischio dittatura” mi sembra remoto.
3) Alle Regioni viene attribuito un potere legislativo pressoché esclusivo in materia di sanità, istruzione e polizia amministrativa. Questo migliora la sussidiarietà, dal momento che le risposte verranno fornite ad un livello più vicino rispetto alle domande poste dal cittadino, ma creerà probabilmente disparità di trattamento tra regione e regione, tradendo il principio del federalismo tout court (non sarà infatti un “mero patto tra eguali”).
4) Il Capo dello Stato vedrà ridurre i già esigui poteri che fanno capo alla sua persona. Non è un fatto positivo che il suo ruolo di “notabile garante” si riduca progressivamente.
5) Aumenteranno i membri della Corte Costituzionale eletti dal Parlamento; non cambierà pressoché nulla per le elezioni del CSM.

La riforma è corposa, forse troppo corposa per essere accettata in un colpo solo. Alcune cose sono buone, altre meno. Come detto, è un tentativo prezioso di modificare una struttura che va modificata.
Essendo la proposta di una sola parte politica, sarà efficace e accettabile solo se segnerà l’inizio di una discussione condivisa. Altrimenti sarà un mero atto di forza.
Auspico che tutti votino in coscienza e con consapevolezza. Scegliere come votare solo affidandosi alle parole dei politici o agli schieramenti dei partiti è una decisione irresponsabile e troppo semplice.

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