Più voce al Grillo parlante


Turba ed oltremodo sconcerta la reazione unisona della classe politica di fronte all’iniziativa del V-day promossa da Beppe Grillo e dal suo entourage. I distinti signori delle stanze dei bottoni, che non trovano l’accordo sulle riforme economiche per sanare un paese malato, che litigano sulle priorità da perseguire, che affondano i colpi delle offese e delle calunnie su ogni questione, che litigano sempre ed ovunque, senza mai raggiungere una sintesi proficua e soprattutto condivisa, oggi pervengono all’epico e lesto accordo di una posizione comune contro la protesta popolare che il V-Day ha impietosamente sollevato. Non sanno darsi una legge elettorale, né trovare una ricetta condivisa per la disoccupazione, per il debito pubblico, per lo sviluppo, ma sanno trovare un’intesa veloce contro chi mina la loro credibilità ed i loro privilegi. Parlano all’unanimità di antipolitica.
E invece no. La proposta di legge popolare per un Parlamento pulito è quanto di più vicino alla politica ci possa essere. Se l’etimo delle parole ha ancora un qualche significato, allora politica altro non è che l’attività del cittadino finalizzata al bene pubblico. Cosa c’è dunque di più concretamente politico di una proposta di legge avanzata da trecentomila cittadini? Cos’è più politico di tutto questo? Le leggi ad personam, la querelle sulle candidature di una partito che non esiste, i fanghi dei pubblici appalti, l’occupazione dell’informazione pubblica o il nepotismo delle istituzioni?
Questa non è un battaglia contro i mulini a vento, né lo svolazzamento scialbo di bandiere utopiche o contestatrici. Non è la solita “protesta contro”. Non sono i no-global, i pacifisti o i secessori di turno. Questo è un passo tangibile e bene circoscritto, che senza informazione di supporto ha raccolto un consenso ampio e vigoroso. È una proposta, non solo una protesta.
Ci siamo trovati d’accordo sui mali della classe dirigente, ed il ceto dirigente stesso si è sempre mostrato ipocritamente concorde con la società civile, allorquando ha dovuto riconoscere i drammi della mala politica. Dalle parole ai fatti. È opinione condivisa (tra gli altri citerei Sartori) che l’unico modo per scardinare il sistema attuale sia quello di colpire direttamente il Parlamento. Negare l’accesso dei condannati, ridimensionare il mandato e riprenderci il diritto di eleggere direttamente i nostri rappresentanti non è una battaglia di parte, ma un’obiezione di senso civico.
Io non vedo altre strade. Se potete, date voce a questo Grillo parlante.

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