Delle torri


“Convenne rege aver, che discernesse
de la vera cittade almen la torre”.

(D. Alighieri – Purgatorio , Canto XVI)

 

Non ho partecipato all’inaugurazione delle torri restaurate. Il puntuale acume di qualcuno ha commentato il mio tardo arrivo alla cerimonia, contestandomi che “non vale… arrivare dopo un’ora di discorsi da parte delle autorità”, quando insomma il peggio è passato.

In realtà mi sono fermato all’inaugurazione solo cinque minuti, evitandomi di buon grado la retorica agricola dei padri fondatori e degli amministratori d’ogni livello.

Dal palco rosso, perfettamente agghindato, appare evidente il messaggio di paternità che l’amministrazione ha voluto dare all’evento. A due mesi dalle elezioni, la restituzione alla comunità delle torri restaurate e del percorso che permette di visitarle ha un’inconfutabile missione politica. Nemmeno lo sprovveduto cittadino voltese potrebbe in buona fede leggervi altre motivazioni. Emblematica la foto del sindaco con l’elmetto da cantiere, affissa all’ingresso… in saecula seculorum. Una sorta di monito: “Ricordate, cittadini, chi vi ha dato tutto ciò”.

Ma in questo caso, forse, il mezzo giustifica il fine. Insomma, che sia la propaganda a ispirare questo intervento di recupero architettonico poco importa.

La vista dalla sommità della torre granaria stuzzica l’orgoglio del cittadino voltese. Perché da lassù il panorama del paese è bellissimo. Al di là delle nozioni storiche e delle suggestioni culturali, che già da sole accrescono la bellezza dell’opera, è incantevole salire sul tetto di Volta ed ammirarne le accattivanti forme.

Il recupero delle torri, e la fruizione delle stesse, costituisce un accrescimento del nostro patrimonio. Felicità.

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