Dostoevskij e L’idiota


“È meglio essere infelici, ma sapere,

piuttosto che vivere felici… in una sciocca incoscienza

(F. Dostoevskij, L’idiota)

Il neonato governo ha spaccato il paese in due acerrime tifoserie, ancor prima di iniziare il suo lavoro. Colpa della superficialità e dell’ignoranza di cui è pregno il popolo bue. Gli slogan dei leader vengono copiati e incollati, ascoltati e ripetuti, in un carma che diventa presto verità assoluta. Gli argomenti di ogni fazione si riducono ed il dibattito presto s‘impoverisce. Da un lato dell’arena ci sono i sostenitori del Governo, solennemente convinti che sia in atto un cambiamento epocale che traghetterà l’Italia dalla seconda alla terza repubblica. Dall’altra parte gli elettori sconfitti, che paventano rosari di derive apocalittiche e baratri senza ritorno.

Come spesso accade, la virtù deve stare nel mezzo. Piedi di piombo di fronte a promesse luccicanti e difficilmente realizzabili, ma nessun processo alle intenzioni. Giudicheremo presto le opere o le omissioni.

Ho visto però il biglietto da visita di questa Maggioranza, ascoltando le prime parole del discorso del Premier al Senato. La mia è una chiosa gratuita e fine se stessa, mossa più per il gusto personale di criticare un professore, che per la volontà di screditare un esecutivo.

Conte cita Dostoevskij. Ne estrapola un passaggio per sostenere l’etichetta del populismo. A suo dire, Dostoevskij sosteneva il populismo come lotta del popolo alle necrosi delle élite. Non sa, il professore intendo, che quel brano rientrava in un più ampio elogio del popolo come fautore di unità e globalizzazione, come celebrazione dell’universale solidarietà del popolo russo. Insomma, Dostoevskij non inneggiava al populismo, ma all’altruismo della nazione.

Questi nuovi politici dovrebbero azzardare meno e riflettere di più, perché l’onestà intellettuale dovrebbe preferirsi alle frasi d’effetto. Se lo sai, lo dici; altrimenti meglio tacere. Ovviamente questa garbata pennata intellettuale era sconosciuta anche a me, ma ho approfondito meglio la questione cercando informazioni aggiuntive. Mi basta, perché non sono un Primo Ministro. Io di Dostoevskij ho letto solo Delitto e castigo e L’idiota, trovandoli piuttosto noiosi per il mio modesto quoziente intellettivo. Non li cito quasi mai.

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  1. #1 by Augusto at 15 giugno 2018

    A me, Delitto e Castigo, ha cambiato la vita. In meglio. Ma l’ho letto a 18 anni e, a quella età, ce lo si può anche permettere. Di cambiare vita, dico.
    Conte, chi? Antonio?

(non verrà pubblicata)

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