Archive for category Varie

Il Natale quando arriva, arriva

“E anche questo Natale… se lo semo levati dalle palle”
(R. Garrone, Vacanze di Natale)

Il Natale è sempre il giorno più retorico dell’anno. Io che non sopporto le frasi fatte e i gingle rancidi, spesso soffro come un cane con i botti di capodanno. Ma tre cose rendono veramente triste il Natale. Le code agli autolavaggio nel giorno della vigilia, i panettoni messi a scaldare sui termosifoni e i tappi dello spumante, appuntiti col coltello per ricacciarli nella bottiglia al termine del banchetto.
Ecco, il Buon Natale si misura anche da questi indicatori. All’anno prossimo.

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Gocce di memoria

“Sono gocce di memoria queste lacrime nuove.
Siamo anime in una storia incancellabile.
Le infinte volte che mi verrai a cercare nelle mie stanze vuote…
Inestimabile.
È inafferrabile la tua assenza che mi appartiene.
Siamo indivisibili, siamo uguali e fragili.
E siamo già così lontani.
Con il gelo nella mente, sto correndo verso te.
Siamo nella stessa sorte, che tagliente ci cambierà.
Aspettiamo solo un segno, un destino, un’eternità.”

Un abbraccio forte Lele, come quelli che non sono mai riuscito a darti.

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Mens sana in corpore sano

Si stabiliscono molte più simpatie e antipatie tra esseri umani basate sugli odori di quanto non sia disposta ad ammettere la nostra cultura dei deodoranti e dei dopobarba
(A. Comfort)

Anni fa, con l’amico Lele, eravamo soliti canzonare suo nonno, il miliare Carlo, per essersi spruzzato sulle ascelle il Pronto mobili. Sua moglie, la nonna Carla, aveva erroneamente posizionato l’appretto nel mobiletto dove tradizionalmente risiedeva il deodorante pour homme. Fu così che il nonno Carlo, ligio alle abitudini ed alla cura del corpo, completò la sua toeletta profumandosi con lo spray per la mobilia. Gli chiedemmo se aveva se ascelle in ebano, o se volesse semplicemente proteggersi dalla polvere. Eravamo idioti, lo so perfettamente.
Il Carlo però aveva ottant’anni. Io ne ho quaranta e la scorsa settimana mi sono cosparso il corpo con il doccia schiuma, invece della crema Nivea. Galeotta fu la dicitura sulla confezione “altamente nutriente per una pelle vellutata”. Ho notato da subito uno strano effetto schiumeggiante, che a distanza di ore si è commutato in una patina impenetrabile. Non domo della stranezza, ho replicato il trattamento il giorno successivo. Per fortuna non ho nipoti irriverenti pronti a prendermi in giro.

pronto

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Da Treviso col furgone

Quando il vino entra, esce la verità

(B. Franklin, Almanacco del Povero Riccardo)

Se in questo blog esistesse la sezione “scorribande”, quest’avventura rientrerebbe a pieno titolo nella categoria.

Vagare per i colli trevigiani con un furgone carico di damigiane è un’esperienza che ogni uomo, per dirsi veramente tale, dovrebbe provare almeno una volta nella vita.

Partiti di buonora da Verona, siamo approdati a Guia, alla cantina Guizzo, dopo aver sbagliato strada almeno quattordici volte. Colpa dei navigatori, sia nel senso di “tom tom” che nel senso di quelli che stanno seduti di fianco ai piloti.

Alla cantina ci ha accolto il distinto signor Alberto, che tra una bestemmia e un agnus dei ci ha fatto capire che il mestiere del cantiniere non s’improvvisa in un attimo: se vuoi riempire una damigiana, dovresti almeno sapere quanto è capiente la damigiana, mentre se vuoi tappare la damigiana devi sapere che servono i tappi per la damigiana. Il figlio del signor Alberto, invece, sapendo che era un venerdì di quaresima, ci ha offerto un piatto di squisito salame nostrano, decantandoci al contempo le doti filosofiche dei suoi vini. Terminata la degustazione, e riempito il furgone in ogni ordine di posto, abbiamo affidato le nostre lasse membra alla Trattoria dell’Angelina. Ho fatto il figo, chiedendo notizie dell’Angelina, ma mi hanno detto che è morta qualche anno fa e che se ho bisogno posso rivolgermi educatamente alla figlia Marisa. Menu del carrettiere: cinghiale con polenta per me e il Nick, trippe per il Boz e il Pierci. Poche pretese e conto onestissimo.

La vera nota di colore del pranzo è stata però il commensale seduto al tavolo di fianco. Tal Aldo Rusticelli da Bologna, rappresentante di vini trevigiani per la Calabria, residente ormai da anni sulle spiagge di Tropea. Il simpatico imbonitore, dopo aver raccontato ogni sorta di stratagemma per vivere bene la vita, ha millantato di essere stato un famoso bomber della serie B negli anni ’70. Non abbiamo trovato giustificazione alle sue parole nelle raccolte ufficiali della Panini, ma ipotizziamo che la giustificazione possa abbondantemente ritrovarsi nelle brocche di Col Fondo che si è scaraffato durante il pranzo.

Lasciataci l’Angelina (o chi per lei) alle spalle, abbiamo girovagato a piedi per la sperduta frazione, prima di risalire a bordo e guadagnare il meritato rientro a casa. Bellissima giornata, che speriamo unanimi di ripetere negli anni a venire. Prosit.

Valdobbiadene - Italy

Valdobbiadene – Italy

Damigelle

Damigelle

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Questione di attimi

Tra i tanti libri che il Lele mi ha regalato, il mio preferito è “opinioni di un clown”, di Heinrich Böll.

Di quel libro, la citazione più famosa è senza dubbio “sono un clown e faccio collezione di attimi”. Per me significa che per sorridere alla vita, come fanno i clown, occorre assaporarne ogni istante, nel bene e nel male.

C’è però un’altra frase di quel libro che ho fatto ancor più mia. Parla sempre di “attimi”, è meno celebre e meno inflazionata della prima, ma è decisamente più significativa. “Aggrapparsi al passato è ipocrisia, perché nessuno conosce gli attimi di cui è fatta una vita”.

Se il Lele ci ha insegnato qualcosa è proprio che ogni attimo ha un suo peso specifico ed un suo valore particolare. Forse vale davvero la pena di vivere ogni istante con passione, anche perché le sorprese e le incognite che la vita ci riserva sono per definizione impossibili da prevedere oggi.

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Consuetudini in culla

Ci sono domande alle quali è meglio non rispondere nell’interesse di chi le fa”.
(R. Gervaso, Il grillo parlante)

Quando nasce un bambino ci sono una serie di commenti e di domande standard che risucchiano ogni genitore di buona volontà. Vi elenco i cinque punti principali del protocollo d’intervista, a cui ogni buon padre di famiglia è costretto a sottoporsi.

  1. Il commento più falso e più diffuso fatto in presenza dei genitori è “Che bello che è”. Cordialità, contegno senso del decoro, sensibilità… Non so quale sia il vero motivo, ma non ho mai sentito dire ad un genitore che suo figlio è “bruttino” e neppure che è “così così”. Eppure è impossibile che tutti i bambini del mondo siano belli, lo sanno anche i genitori stessi. Meglio passare per maleducati o per ipocriti?
  2. Appena nasce un bambino, mentre ancora non si distinguono la testa dalla rotula, l’ombelico dall’occhio, il naso dall’alluce, i più arditi azzardano le somiglianze sparando nel mezzo: “Ha gli occhi tuoi e la bocca di lei”, oppure “La parte sopra del viso è di lei, quella sotto tua”. La frase è buttata lì, nella declinazione più generica possibile, in modo che il senno di poi non possa smentire drasticamente nessuno. Ma io li segno tutti.
  3. Sempre nell’ambito dell’esame fisico corporeo, l’altro commento da mercato delle vacche è “Che lungo che è”. È la proprietà transitiva degli attributi: essendo il bimbo pressoché orizzontale, l’altezza si tramuta in lunghezza.
  4. Altra affermazione generica e approssimativa, spendibile con (quasi) tutti i bambini è “A vederlo così sembrerebbe buono”. Uno lo dice per avere sempre ragione: se effettivamente è buono, me ne so accorto subito; se invece non è buono, è l’apparenza che inganna quindi non ho sbagliato giudizio. Assolto.
  5. La migliore di tutte però è la frase riferita alla moglie “Ma gala ‘l lat?” (“Ma ha il latte?”). È l’assillo assoluto delle anziane, il tarlo tantrico delle nonne più attempate e delle balie dismesse. E se rispondi di no sei irrimediabilmente relegato al cerchio degli eretici.

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La sala parto

“Perché si chiama sala parto se ha solo nuovi arrivi?”

(Anonimo)

Le sale parto non sono mai come ci si immagina che siano. Se ti aspetti una sala vasta e ampia, troverai uno spazio stretto e caotico. Al contrario, se pensi ad un ambiente intimo e confortevole, troverai una sala d’armi dall’aspetto vagamente sinistro.

Io non dovevo neppure entrarci in sala parto, o almeno i patti erano questi. Poi ho accompagnato mia moglie durante il lungo momento delle contrazioni e nel mezzo del travaglio ho chiesto all’ostetrica: “Forse è il caso che la trasferiate in sala parto”. “Siamo già in sala parto”, mi ha risposto col tono di chi si rivolge ad un analfabeta, durante un esame di paleografia greca.

È quello che si dice “trovarsi impreparati fin dall’inizio”.

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Vuoto torricelliano

“La velocità di un fluido in uscita da un foro
è pari alla radice quadrata del doppio prodotto
dell’accelerazione di gravità e della distanza “h”
fra il pelo libero del fluido
e il centro del foro che è stato praticato”

(Legge di Torricelli)

Evangelista Torricelli è stato un grande fisico e matematico italiano. Tra le altre cose, anticipò il calcolo infinitesimale e studiò il moto dei gravi. Nel 1644 individuò il “vuoto torricelliano”, dimostrarono che il vuoto può esistere in natura e che l’aria ha un peso.

Ad Evangelista Torricelli è dedicata una via di Verona, la stessa dove parcheggio tutti i giorni per andare al lavoro. La strada è dedicata a lui perché è qui che le sue teorie trovano la più efficace dimostrazione pratica. È in questa via che i concetti di calcolo infinitesimale, di moto dei gravi e di vuoto torricelliano trovano la più completa e tangibile applicazione.

L’incidente sotto ha coinvolto almeno tre vetture. La mia auto, parcheggiata a lato della strada, ne è uscita completamente illesa. Si può chiamare vuoto torricelliano, oppure sospensione del moto dei gravi, oppure semplicemente… culo infinitesimale.

Panoramica dell'incidente

Panoramica dell’incidente

Pochi cm dal retro della mia focus grigia

Pochi cm dal retro della mia focus grigia

E pochi cm anche dal fianco della mia auto

E pochi cm anche dal fianco della mia auto

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Giovedì: Gnocchi

“Adriano Baconi, non per dire, ma cercano uno per rifare i letti nei film porno”

(G. Gnocchi a La Domenica Sportiva)

Eu-genio, di nome e di fatto, e un anonimo giovedì di settembre. Una ricetta perfetta.

Quest’anno il Festivaletteratura ha ospitato anche Gene Gnocchi, ma i biglietti sono stati presto esauriti. Non sono riuscito ad arrivare neppure in corso d’evento, in modo da fruire della consolidata consuetudine di accedere gratis all’ultimo quarto d’ora degli appuntamenti.

Il pranzo dalla suocera (per la cronaca: linguine allo scoglio, pesce spada, torta cioccolato e pere, soave ghiacciato, caffettiello) mi ha concesso di raggiungere palazzo San Sebastiano solo ad evento già concluso, giusto in tempo per l’ultima domanda rivolta a Gene dal pubblico. “Il Milan ha qualche possibilità di vincere lo scudetto quest’anno?” gli chiede uno spettatore. “Sì, certo. Ma tutto dipende da quale giocatore dovrà andare in prigione al posto di Berlusconi”. Geniale, appunto.

Genio

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Il Boss dal vivo

“Ho scelto di fare il presidente solo perché non potevo essere Bruce Springsteen”

(B. Obama)

 Ecco dieci motivi per ricordare con piacere il concerto di Springsteen allo stadio di Padova.

  1. Innanzitutto la durata del concerto. Non c’è al mondo nessun altro cantante di 64 anni che urla senza interruzioni per tre ore filate e beve mentre suona la chitarra. Insuperabile.
  2. Il bis mancato. Non sopporto le farse tiramolla in cui il pubblico urla “bis, bis” e il complesso esce e rientra venti volte dalle quinte del palco. Quando è finito, è finito.
  3. Ovviamente la più classica delle cene da trasferta: panino salsiccia, peperoni e cipolle e birrona ghiacciata. Un must quando si è in attesa davanti ad uno stadio.
  4. Le foto sui maxi schermo della E-Street Band negli anni ’70 e’80. Danno all’evento quel pizzico di amarcord che insaporisce ancor di più la serata.
  5. Il noto momento in cui il Boss cambia la chitarra, lanciandola ad un assistente a dieci metri di distanza. Sono sicuro che nel mondo molti fans avranno provato la stessa scena, sfasciando strumenti di ogni tipo.
  6. I duetti “face to face” con Little Steven, personaggio assai bizzarro. Uno dei miei sogni è girare l’America con Little Steven e Clint Eastwood.
  7. Guerrino, rumorista allo sbaraglio. È stato scelto dal pubblico e chiamato sul palcoscenico per accompagnare un pezzo del concerto. È chiaro che la notte stessa è morto d’infarto.
  8. La dolce melodia dell’infante che è salito sul palco e a cappella ha cantato il ritornello di Waitin on a sunny day. Springsteen si è fermato per ascoltare la sua voce. Invero la gag sembrava un po’ preparata, ma di certo il bambino si ricorderà quel momento per tutta la vita.
  9. Liscio sia il viaggio d’andata che il ritorno. Code a “branchi” solo davanti al camion del patataro che vendeva i suddetti panini.
  10. Orario ufficiale d’inizio: 20.30. Alle 20.35 uno spettatore urla dal pubblico: “E aora, comincémo? Vecio, ara che semo a Padoa, no a Napoli”. Dopo dieci minuti, Bruce inizia a cantare.

 

1977

La E Street Band nel 1977

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